mercoledì 28 settembre 2016

Sani da morire|| L'incontro con l'autrice, Paola Rinaldi

Sani da Morire, un giallo tutto nuovo dove gli inusuali protagonisti si ritrovano a fare i conti con delle morti misteriose nella tranquilla Chianciano Terme, ci viene raccontato dall'autrice stessa, Paola Rinaldi. 




Da attrice di successo a scrittrice professionista, Paola Rinaldi ha debuttato nel mondo dell'editoria con il suo primo romanzo giallo.

1) Ciao Paola, finalmente siamo riuscite ad incontrarci. Ho tante domande perciò inizierei subito con una classica. Come mai hai deciso di esordire con il genere giallo?

Innanzitutto, il giallo oggi è un genere molto in voga ma soprattutto perché penso che i lettori seriali, quelli che la sera prima di mettersi a letto leggono qualche pagina, abbiano bisogno di tensione e ritmo per mantenere alta l'attenzione dopo una faticosa giornata di lavoro. Il giallo faccia proprio questo.

2) E perché hai deciso di ambientarlo proprio a Chianciano Terme?

Perché Chianciano l'ho frequentata per diversi anni mentre assistevo mia madre. Per dieci anni ho fatto il famoso Ferragosto di Chianciano dove, mentre i tuoi amici ti mandano messaggi da Ibiza, tu fai la conta di tutti coloro che avrebbero dovuto esserci ma sono venuti a mancare durante l'anno. Poi Chianciano è bellissima, stimola emozioni e non a caso Fellini ci ha  girato 8½. Inoltre credo che questa cittadina rappresenti un po' l'emblema di un'Italia che ha cose meravigliose ma che sta al singolo salvaguardare, siamo abituati a rimboccarci le maniche per mantenere ciò che abbiamo più che per guadagnare. A Chianciano è tutto a conduzione familiare, come si descrive nel libro. Dove ci sono strutture bellissime che adesso sono diventate per anziani, insomma ci mostra in piccola parte l'Italia del futuro. 

3) Perché hai scelto come protagonisti proprio degli anziani?

Quello della vecchiaia è un tema che mi affascina, probabilmente un fascino dettato dalla paura, forse perché l'ho conosciuta da vicino. Lo sento come un tema importante da portare alla luce.  Più che un'analisi alla ricerca di un assassino  è un'analisi sulla vita, una vita che l'anziano ha già vissuto ma non si rassegna; non è che solo perché si invecchia si è da rottamare e nel libro si gioca molto su questo. Loro hanno già vissuto il meglio della vita e quindi cercano di godersi le ultime cose a pieno, senza freni inibitori. Poi non sono la sola, Malvaldi per esempio ha introdotto gli anziani nei suoi gialli anche se più come commentatori piuttosto che veri e propri protagonisti. Se ci si pensa, hanno più cose da raccontare. Inoltre non abbiamo solo loro nel romanzo ma è interessante anche il personaggio di Carolina che è l'emblema della gioventù d'oggi: determinata e consapevole, proprio come lei che aveva deciso di perdere la sua verginità con il commissario. Nel suo agire è perfetta, inappuntabile. Rappresenta la gioventù che si maschera, nel suo caso con tutti quei cosplay, ma attraverso la sofferenza del rifiuto riesce a trovare se stessa. Non avrà ottenuto ciò che voleva ma ha comunque guadagnato qualcosa di ancora più importante. E diciamolo, la crescita passa sempre per la sofferenza. 

"Il tempo è diventato il nostro dittatore"


4) Dunque abbiamo questi estremi, Carolina e Mercedes, nel quale il commissario si troverà in mezzo, giusto?

Si, si chiama generazione sandwich, questo essere in mezzo proprio come è successo a me nel periodo in cui mi occupavo di mia madre: tra l'adolescenza di mio figlio e la sua malattia. Il tempo per me, e per il commissario, si ferma facendo diventare i tuoi problemi più piccoli. 

5) Riesci a vederti a settant'anni?

In realtà mi riesco a immagine proprio da ieri. Mi vedo come Carol Rama, con una casa piena di ricordi.

6) Come ti sei avvicinata alla scrittura?

In realtà sono anni che cerco di capire come diventare scrittrice. Ho esordito con un volumetto memorie di una soap-operaia in cui descrivo il meccanismo della soap opera. Poi ho pubblicato 101 modi per non buttare via nulla; i 101 sono dei consigli. E infine ho scritto questo libro che era l'opera a cui lavoravo da diverso tempo, circa sei anni, dall'ultima estate passata a Chianciano e, nonostante mi avessero detto che questo romanzo fosse particolare, io ci ho creduto. E ci ha creduto pure qualcun'altro perché alla fine è stato pubblicato.

"Devi continuare a credere in quello che fai, anche quando gli altri non ci credono, devi crederci tu per loro"

7) Hai preso ispirazione da qualcuno per questo libro?

Credo da Fred Vargas, una scrittrice di gialli francese. Il suo romanzo non è canonico, qui il colpevole è sinonimo di altro. E' da lei che ho capito che il giallo poteva farmi parlare di temi diversi. Che poi avere dei modelli è inevitabile ma se l'approccio che si ha è da studiosi non si potranno mai prendere carta e penna per lasciarsi andare a ciò che si sente. La creatività è qualcosa che va studiato su se stessi.

8) Ci saranno dei sequel di questo romanzo?

In realtà io questo lo immagino come una trilogia dunque si, ci sto già lavorando. Ma a differenza di questo cercherò di espormi un po' di più.


E' un libro diverso, non è la solita formula trita e ritrita, offre spunti di riflessione e di confronto. Non posso fare altro che consigliarlo lasciandovi con una delle citazioni che più mi ha colpito:


"Non la chiami. Quella donna è giovane e voi giovani avete il potere di confondermi. Correte a soluzioni affrettate, correte da una parte all'altra del mondo, correte sempre. Il tempo è diventato il vostro dittatore e lo sa perché vi costringe a correre tanto? Perché non arriviate in ritardo al vostro funerale!"






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