martedì 1 marzo 2016

Lettera aperta agli amici degli universitari

Il periodo di esame mi toglie letteralmente – ma pure praticamente – la voglia di fare qualsiasi cosa. Si entra in un buco nero senza fine, fatto di lamenti, libri e il massimo dei passi che il nuovo smartwatch riesce a contare sono quelli che faccio dal letto alla scrivania e viceversa eccezione fanno il bagno ed il frigorifero che, non scherziamo, è la tappa fondamentale dello studente sotto sessione d’esami. Perdo lo smalto, quel je ne sais quoi che mi distingue degli zombie tipici di The Walking Dead e riesco a riacquistarlo circa un mese e mezzo dopo...se tutto va bene.


Divento acida da far paura e gli amici mi danno per dispersa, tanto indecisi se chiamare Chi l’ha visto? o la protezione animali, non stupitevi perché sono sicura che di studenti come me ce ne siano milioni, che alla domanda: “Vabbé, ma tanto non studi mica di sera!” mi scatta l’urlo tarzanico (forse ho coniato una nuova parola, Accademia della Crusca?). Vorrei trovare, tra i tanti video di youtube un tutorial del tipo “come far capire agli amici, non universitari, la concezione di studio e senso di colpa che attanaglia gli studenti sotto la sessione d'esame”, troppo lungo? Il concetto non cambia.

 NOI CI SENTIAMO IN COLPA!

Quella dello studente universitario è una situazione di dannazione perenne, forse Dante, oggi, avrebbe inserito un girone nel suo inferno o forse nel Purgatorio perché una pena la dobbiamo scontare sicuramente ma dopo tante preghiere e diversi anni finisce. Ecco, personalmente Tor Vergata è il mio Purgatorio, quello dal quale inizio a vedere la luce celeste farmi strada. 

Ma non volevo divagare, stavo cercando di far capire, attraverso un linguaggio semplice e colorito perché per molti studenti sotto esami qualsiasi forma di svago può diventare un’arma a doppio taglio.

Come tutti bramiamo il weekend, quel venerdi e quel sabato diventano il motivo per cui andiamo avanti, avanti ed ancora avanti con quel ritmo di pagine giornaliere che oscilla tra le cinque e le venti, dove dopo una settimana intera di procrastini il nostro weekend si trasforma nella più grande recita di sensi di colpa mai vista in teatro. Guardiamo i libri con sconforto, sappiamo bene che sono sulla scrivania e noi continuiamo a guardare serie tv a manetta godendo del nostro totale disinteresse fino al venerdì, perché è il momento in cui usciamo di casa per fare le quattro di mattina in discoteca che ci sentiamo davvero dei cattivi esempi per i più giovani, per noi stessi e soprattutto verso quell’esame così ostico sul quale basterebbe mettere solo un po’ più di impegno. 

E’ proprio in momenti come questi che si vedono gli amici, quelli che ti assecondano e soprattutto che non ti spiattellano nei 2393449857420 gruppi di whatsapp la loro nullafacenza mentre, nonostante tu sia rimasto a casa a vedere un film, ne soffri immensamente.

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