mercoledì 29 aprile 2015

Alla scoperta dell'Umbria #2 - Cascia, la città di Santa Rita

Questa seconda tappa arriva un po' in ritardo ma ho dovuto fare un esame ed il post ha slittato un po' ma alla fine ce l'ho fatta, quel poco tempo che sono riuscita a ricavarmi l'ho utilizzato per aggiornare il blog. Ah, per caso ho accennato al fatto che ho intrapreso la via di facebook? No? L'ho fatto adesso. Tornando al mio weekend alla scoperta dell'Umbria, la seconda giornata, dopo un'abbondante colazione fatta di cappuccino e torte di mela, crostate e cornetti fatti in casa nel nostro agriturismo di Trevi (per chi non avesse letto la prima parte, questo è il post), si è divisa tra due città belle quanto altamente spirituali: Cascia e successivamente Norcia.


Per arrivare a Cascia dal nostro agriturismo non ci è voluta neanche un'ora di macchina ed essendo lunedì l'abbiamo trovata praticamente deserta, tutti a lavorare credo; per parcheggiare c'era l'imbarazzo dalla scelta tanto che, avendo preferito una piazzetta ai piedi della città, questa volta non ci siamo fatti fregare ed abbiamo utilizzato sin da subito gli ascensori evitando così tanta strada.

Cascia è un'antica città che ha le sue radici nel I secolo a.C e distrutta dai terremoti sempre presenti nella zona e saccheggiata diverse volte dai Longobardi. Com'è tipico delle città umbre anche Cascia ha raggiunto il massimo splendore nell'età medievale tanto da essere contesa dalle limitrofe Norcia e Spoleto. Nel XVI secolo fu annessa allo Stato Pontificio al quale rimase legata per poco meno di trent'anni, da allora divenne indipendente tranne per il piccolo periodo dell'invasione francese.


Se devo essere sincera venendo da una bellissima e allegra Spoleto l'impatto iniziale con Cascia non è stato dei migliori, forse anche un po' di stanchezza che si faceva sentire, con il suo silenzio religioso che neanche qualche ora dopo invece mi ha catturato facendomi godere di qualche momento di relax su di una delle tante panchine nella piazza sotto i caldi raggi del sole; senza contare la gentilezza dei suoi abitanti sempre così disponibile ad aiutare e dare informazione scambiando volentieri qualche chiacchiera. Pulita come non ho mai visto nessuna città italiana; venendo da Roma trovare un luogo dove la pulizia regna sovrana e chi deve buttare un fazzoletto ricerca un cestino mi fa credere che non siamo poi così incivili come vogliono etichettarci. Candore delle strade a parte, siamo dovuti andare fino in cima per raggiungere quello che di più noto si trova a Cascia: il Santuario di Santa Rita. Una maestosissima marmorea basilica che toglie il fiato per le bellezze che si trovano al suo interno e per quell'aria di misticismo che ne scaturisce, soprattutto guardando la salma della Santa esposta dietro una cancellata in oro.


Inizialmente la struttura era composta da solo il monastero e la chiesa con all'interno l'urna che raccoglieva le spoglie di Santa Rita ma, crescendo sempre più il numero di pellegrini, Madre Teresa Fasce - alla quale è stata dedicata la parte della Basilica Inferiore con l'esposizione della salma insieme a quelle del Beato Simone ed al Miracolo Eucaristico  -  si prodigò nel chiedere la costruzione dell'attuale Santuario per rispondere alle richieste dei fedeli, infatti la struttura è composta da un monastero, due basiliche ed un ostello. Il monastero è il luogo dove Santa Rita ha vissuto fino alla sua morte. L'interno della Basilica è pieno di affreschi e colonne maestose che aggiungono un senso di maestosità al luogo per il quale non sto qui a raccontare le mie impressioni, perché credo che nessuna possa essere simile a quelle di qualcun'altro: connette una parte di noi con qualcosa o qualcuno che anche gli scettici potrebbero vacillare. Tra i tanti simbolismi legati a Santa Rita, dei quali ero sinceramente ignorante, la rosa è quella che più ha attirato la mia attenzione.


Dopo aver fato scorpacciata di souvenir siamo ritornati in piazza e la chiesa centrale aveva già attirato la mia attenzione appena arrivati. Abbiamo deciso di entrare. La chiesa di San Francesco - edificata, in stile gotico,  nel 1424 su di una chiesa del 1200 - ci ha accolto con un freddo che non ci saremmo aspettati ma soprattutto con un'aspetto trecentesco da togliere il fiato. Non era bella perché era perfetta ma anzi le pareti erano piene di crepe e gli affreschi presentavano dei grossi danni come anche i confessionali completamente distrutti, pezzi di varie colonne a terra ed anche l'altare un po' malconcio mi hanno dato un senso di vivo e di vissuto che forse nessuno dei tanti edifici di culto è mai riuscito a darmi, magnificenza e bellezza quelle certamente, ma quel senso di ritrovo, quel come era una volta mi ha rapito lasciandomi stupita e vogliosa di scoprirne ogni particolare.

(Chiesa di San Francesco - Esterno)
(Chiesa di San Francesco - Interno, affreschi)

(Chiesa di San Francesco - Interno, altare)

Una volta terminato il nostro giro tornando alla macchina un'ultima cosa ha catturato la mia attenzione: il distributore d'acqua. Questa grande macchina d'acciaio dalle sembianze di un piccolo chiosco che invece di gelati e ghiottonerie distribuiva acqua gassata e liscia a damigiane da un litro e mezzo con soli 5 centesimi, rigorosamente fresca!


Alla fine, nonostante il nostro inizio un po' difficile anche Cascia è riuscita a passarmi il suo fascino lasciandomi un certo magone mentre mi stavo allontanando alla volta dell'ultima tappa: Norcia.

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